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Il comune di Candia Lomellina appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Pavia

La leggenda della Pierina

La leggenda della Pierina si colloca nel periodo delle guerre di successione per il Monferrato. Nel 1614 il Marchese della Inoiosa, governatore di Milano, si fermò in Candia per preparare una spedizione contro il duca di Savoia di stanza a Vercelli. Il duca di Savoia, non volendosi sottomettere al re di Spagna, assalì Palestro, fece bruciare il ponte sul fiume Sesia presso la Villata, costringendo gli spagnoli a ritirarsi, essendo impossibilitati a ricevere provvigioni da Milano. Il principe Tommaso di Savoia, dopo avere saputo della partenza degli spagnoli, attaccava Candia ponendola a ferro e fuoco per poi fare ritorno a Vercelli.
("Storie dei comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina" di Romano Bergamo - ed. EMI)

La storia

Tratto da “ ‘L Rulin” – periodico d’informazione candiese - Anno II numero 1 gennaio 1974 - Pubblicazione mensile

Pierina nacque in Peschiera nell’anno del Signore 1600. La Peschiera era un piccolo gruppo di case situate fuori dalle mura del borgo di Candia. Una palude sulla quale poveri uccellari e pescatori vi avevano costruito le loro misere abitazioni. Infuriava, intanto, in quell’anno, la guerra tra gli Spagnoli e i Piemontesi. I primi, comandati dal Governatore di Milano, INOLOSA, occupavano il territorio della sponda sinistra del Sesia da Palestro a Candia; i secondi, comandati dal Principe Tommaso di Savoia, occupavano il territorio della sponda destra del Sesia da Vercelli a Motta de’ Conti.
Era l’anno 1617 e Pierina aveva diciassette anni. Era bellissima! Un giorno, come di consueto, Pierina si recò nei boschi a fare legna. Prese la strada di Casale che oggi è la strada di S. Anna. Percorse circa un chilometro e poi imboccò il sentiero che portava alla Villata, un piccolo gruppo di case tra il porto natante e la frazione di Terrasa. Pierina sapeva che una numerosa pattuglia spagnola era dislocata da quelle parti a guardia del ponte e del porto, perciò si tenne prudentemente lontana dalla Villata. Ma ecco giungerle da lontano l’eco di un coro di voci che cantava una struggente canzone spagnola. Pierina vinta dalla curiosità, si diresse verso il luogo dal quale proveniva quel canto. Nascosta in un folto cespuglio, Pierina si godette uno spettacolo più irritante che divertente. Quanta grazia di Dio per saziare i servitori dei potenti! Ma perché tanta allegria? Al ponte nessun soldato. Era dunque la pace? Mah…Ma ecco, sullo stesso sentiero, un graduato spagnolo. Dal modo come allargò le braccia e dal suo svanito sorriso, Pierina capì che era brillo per cui non c’era altro da fare che accettare con astuzia una qualche galanteria. Camminarono insieme sino alle prime case di Terrasa. Il vino e qualche bacio della Pierina fecero dire al “Caporal Major” che i soldati avrebbero gozzovigliato tutta la notte per festeggiare il giovedì grasso e nessuno sarebbe stato a guardia del ponte. Pierina rientrò a casa quando la campana aveva già suonato l’Ave Maria. Ai suoi genitori in pena raccontò la sua ardimentosa impresa: “a Motta de’ Conti ho parlato ai Piemontesi e questa notte passeranno il Sesia e saremo liberi”. Infatti alle ore 9 della stessa sera, il 5 febbraio 1617, la cavalleria piemontese attraversò indisturbata il Sesia e, catturata l’ubriaca pattuglia spagnola presso la Villata, attaccò di sorpresa gli spagnoli a Candia. Oltre trecento si arresero, ma molti riuscirono a fuggire per un segreto sotterraneo che univa il Castellone al presidio di Cozzo. Due giorni dopo, gli Spagnoli a Palestro attaccarono Vercelli e Caresana ed i Piemontesi, timorosi di essere presi alle spalle, lasciarono Candia bruciando il ponte ed il porto natante. Il 10 febbraio, ultimo giorno di carnevale, i soldati spagnoli rientrarono in Candia. Alle otto di sera un plotone comandato dal Tenente Don Matteo Moran del Castillo, si diresse alla casa di Pierina. Di quel plotone faceva parte quel “Caporal Major” che aveva denunciato Pierina per tradimento. Pierina fu prelevata e, sotto gli occhi dei candiesi spaventati, salì sul rogo. Nove lugubri rintocchi del campanone e poi la voce alta e irosa del Tenente De Castillo: “a nombre de Su Maiestad Imperial de Espagna e Duca de Milano Felipe II el tribunal de ghera ha condanado la nigra denominada “Bella Pierina” a la pena de muerte per alto tradimiento”. Il campanone riprese a suonare i suoi lugubri rintocchi mentre il “Caporal Major” dava fuoco al rogo. I Candiesi trattennero il respiro, nascondendo con le lacrime il loro dolore, impotenti a qualsiasi ribellione. Le fiamme illuminarono il volto sereno di Pierina, più bella che mai. Mentre le sue carni si contorcevano, i suoi occhi fissavano lontano la cappelletta di S. Anna e brillavano, come due piccole stelle, la luce di quel martirio.
Avv.Camillo Soldato
Pubblicazione effettuata previa gentile ed espressa concessione della vedova dell’autore Signora Luigina BOSSI